Intervista con l'AD di CC&G Marco Polito

Un mercato senza rischi. Garantisce CC&G.

La Controparte Centrale di Borsa Italiana e il suo ruolo di garante. «In questo modo diamo sicurezza a tutto il mercato» spiega Marco Polito, divenuto AD dopo 28 anni trascorsi nella gestione del rischio.

Lo stato di salute di un mercato dipende anche (se non soprattutto) da alcuni organismi che ne tengono sotto controllo funzionamento, rischi e regolarità. Tra questi, un ruolo cruciale è giocato dalle Controparti Centrali: sono loro che garantiscono il buon fine di tutte le transazioni che avvengono sui mercati garantiti, scongiurando ad esempio la possibilità che un creditore possa non vedersi riconoscere quanto pattuito. Ma in che modo avviene tutto ciò? L’abbiamo chiesto a Marco Polito, Amministratore Delegato di CC&G – acronimo di Cassa di Compensazione e Garanzia, la Controparte Centrale di Borsa Italiana e del Gruppo London Stock Exchange – che, per descrivere il ruolo della sua istituzione, ricorre a una metafora: «Mi piace pensare a noi come ai “pompieri” del mercato. A differenza di quanto si pensa, l’attività principale dei pompieri non è spegnere gli incendi, ma mettere in campo le azioni corrette per evitarli. Noi facciamo lo stesso con le operazioni finanziarie: costruendo un sistema di garanzia che eviti problemi, diamo sicurezza a tutto il mercato».

 

Marco, spiegaci in cosa consiste concretamente il vostro ruolo.

«Noi siamo i garanti di ogni scambio che avviene tra le aziende nostre associate. Ciò significa che ci assumiamo il rischio di insolvenza di una delle due parti, chi compra e chi vende: se ciò avviene, copriamo quanto dovuto alla controparte. È questa la funzione delle Controparti Centrali. Questo meccanismo è reso possibile dal sistema dei margini: chi partecipa al mercato regolamentato diventa anche membro di CC&G versando una quota di margini calcolata in modo che basti a coprire i costi di una sua possibile insolvenza. In questo modo tutti coloro che accedono al mercato hanno la certezza di ricevere sempre quanto pattuito durante una contrattazione, anche nel caso in cui la controparte dovesse fallire. In questo caso saremo noi a utilizzare i margini della parte insolvente per coprire le nostre spese».

 

Si può dire quindi che il vostro compito sia quello di abbattere le incertezze del mercato.

«Sì, ed è un compito che inizia molto prima della contrattazione. Prima di tutto, i nostri partecipanti sono esclusivamente banche o imprese di investimento, istituti che sono già sottoposti a vigilanza e che quindi ci danno più garanzie di solidità. Ma comunque conduciamo un’attenta indagine per capire se hanno i requisiti adatti per partecipare al sistema di controparte centrale, requisiti che non riguardano soltanto il merito di credito o il patrimonio, ma anche la struttura organizzativa, che deve essere compatibile con l’operatività che dovrà svolgere nei nostri confronti. Come si intuisce, insieme all’aggiornamento sulle normative, il Risk Management è la nostra attività principale, oltre a essere l’ambito in cui ho trascorso buona parte della mia carriera».

 

Visto che hai introdotto l’argomento: CC&G non opera “in solitaria”, ma si inserisce in un network di società che, sotto il cappello di LSEG, si occupano delle fasi di post-trading. Qual è il valore aggiunto dato da questa rete?

«Per cominciare, possiamo fornire un servizio sempre più a 360 gradi ai nostri clienti, affiancandoli in ogni esigenza.  In generale, appartenere a un network e scambiarsi competenze dà benefici a tutti, e non mi riferisco soltanto al mondo LSEG ma anche ai clienti, e al mercato in generale. Pensate a un aeroporto, e a come la sua presenza riversi i suoi benefici su tutta una collettività: aziende del territorio, negozi, persone a cui dà lavoro. Noi facciamo più o meno la stessa cosa. Un’azienda quotata su un mercato garantito da una Controparte Centrale solida e affidabile, che offre servizi di qualità a rischi contenuti, porta allo sviluppo di tutto quel mercato finanziario, a una maggiore liquidità e a un migliore accesso dell’impresa al capitale di rischio. E c’è un altro aspetto che rende così importante quello che facciamo: poiché, secondo il nostro sistema, è l’insolvente stesso a ripagare l’insolvenza che ha generato, non ci sono costi per la collettività».

 

Ci puoi dare qualche numero per farci capire la dimensione delle vostre attività?

«Operiamo in 14 mercati, compresi quelli di Borsa Italiana, MTS, e copriamo le principali asset class: titoli di stato, azioni, derivati azionari… Abbiamo circa 150 clienti italiani ed europei, e siamo presenti in sette Paesi. Quanto ai volumi, veniamo da un anno in cui abbiamo fatto registrare 22 miliardi di euro di raccolta di garanzie con cui fronteggiare eventuali insolvenze. Il nostro obiettivo è essere sempre di più un partner di riferimento per questi clienti, dando ascolto alle loro necessità. Naturalmente nel nostro settore è difficile pensare di aumentare significativamente il numero dei clienti – le banche rimangono quelle, al limite si fondono tra loro – ma certamente possiamo far crescere il business che ognuno di loro ci porta ampliando la gamma dei prodotti garantiti. In questo, lavoriamo fianco a fianco con i mercati che garantiamo, supportandoli nell’innovazione. Le cito un recente esempio di successo: a febbraio di quest’anno, in occasione dell’estensione degli orari di trading sui derivati dell’IDEM fino alle 22:00, abbiamo a nostra volta ampliato la nostra finestra di operatività, permettendo così ai clienti di perfezionare agevolmente le attività di post-trade nel giorno stesso di negoziazione».

 

In questi anni si parla molto di Regolamentazione: quanto è impattante e cosa può fare CC&G per i clienti?

«L’adeguamento all’evoluzione normativa è certamente un ambito cruciale in cui cerchiamo di essere al fianco dei nostri clienti: SFTR, CSDR, il consolidamento di T2/T2S e il dossier relativo alla costituzione di un quadro normativo relativo al risanamento e alla risoluzione delle controparti centrali sono solo alcuni esempi degli appuntamenti che coinvolgeranno l’industry nel prossimo futuro. Tutti gli attori verranno in diversa misura impattati. Il nostro approccio prevede fin dalle fasi iniziali il coinvolgimento dei nostri clienti in gruppi di lavoro dedicati, in cui ci confrontiamo per informare e raccogliere le loro esigenze, coinvolgendoli nel disegno delle nostre soluzioni. L’obiettivo è da un lato farci loro portavoce nelle sedi opportune – ESMA, EACH – in coordinamento con le autorità italiane, dall’altro assicurarci che le soluzioni da noi adottate semplifichino per quanto possibile l’adattamento per i nostri clienti, minimizzandone gli impatti».

 

Gettando uno sguardo all’attualità, non possiamo non parlare dell’emergenza sanitaria in corso. In che modo il Covid-19 ha impattato le vostre attività?

«Io ho una certezza: nelle emergenze, l’improvvisazione non serve a nulla. Quello che salva è la capacità di programmare. Per citare Eisenhower, “il piano è nulla, la pianificazione è tutto”. Lui era un generale e applicava questo principio alle battaglie, ma è valido in ogni ambito. Nel nostro caso, ogni piano preparato a tavolino si sarebbe rivelato inadatto ad affrontare una situazione simile; è stato meglio programmare nuove modalità per portare avanti l’operatività senza rinunciare alla qualità del lavoro. Non ci siamo fatti trovare impreparati. Per noi è stato anche un notevole “stress test”: abbiamo assistito a fortissime oscillazioni di mercato, ci siamo trovati a gestire volumi tre volte più grandi della media, abbiamo preso familiarità con nuovi modi di lavorare e di interagire tra noi, con i clienti e con tutti gli stakeholders. Il 12 marzo è stata una delle giornate più complesse della nostra storia: essere riusciti a reggere bene è motivo di grande orgoglio».

 

Per concludere, raccontaci qualcosa di te. Come sei arrivato al ruolo di Amministratore Delegato di CC&G?

«Sono entrato in questa società nel 1992, con un contratto di un mese, all’interno dell’area Affari Generali. Anno dopo anno mi sono specializzato nella gestione del rischio, affiancando al mio ruolo in azienda anche la collaborazione con associazioni di categoria che riunivano le Controparti Centrali; questi incarichi mi hanno aiutato molto a capire come intrattenere rapporti con le altre infrastrutture di mercato. La mia esperienza cresceva, come anche la mia visibilità internazionale. Nel 2013 sono stato chiamato a occuparmi di gestione del rischio anche in ambito più allargato all’interno del Gruppo; lì per la prima volta ho capito cosa significa arrivare in una nuova realtà portandosi dietro un bagaglio di esperienze pregresse: devi valorizzarle, ma allo stesso tempo devi evitare il rischio che diventino un fardello e impediscano di vedere il settore con occhi nuovi. Una sfida nella sfida. Ho portato avanti il doppio incarico fino al 2018, quando ho assunto il ruolo di Direttore Generale di CC&G, per diventarne poi, 16 mesi dopo, Amministratore Delegato».