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Storia del Palazzo Mezzanotte

Palazzo Mezzanotte, inaugurato nel 1932, sorse per accogliere le borse dei mercati fino ad allora diffuse in diversi luoghi della città. La sede della Borsa Valori, inserita in una pianificazione urbanistica più complessa affidata all’architetto Paolo Mezzanotte, è diventata uno dei simboli architettonici dell’epoca fascista. La sua imponente facciata, che raggiunge l’altezza di 36 metri, si conserva ancora oggi senza alterazioni. Il fronte del palazzo fu costruito in blocchi di travertino con sculture ad opera di Leone Lodi e Gemignano Cibau, raffiguranti i “Quattro Elementi” allegorici della ricchezza economica. Sulle fiancate dell’edificio, decorate con un’alternanza di mattoni a vista e blocchi di travertino, spicca la targa in marmo raffigurante le vestigia del Teatro Romano, i cui resti affiorarono durante la fase di costruzione. Il risultato finale fu un edificio monumentale, con tratti tipicamente riconducibili al razionalismo e all’architettura classica.

Il sito di costruzione comprendeva Palazzo Turati, risalente al 1880, già sede dell’Unione Cooperativa e l’area compresa tra Via Meravigli e Piazza San Vittore al Teatro. Il palazzo ottocentesco assieme alla Galleria Buffoni lì adiacente, furono destinati alla Borsa delle Sete e dei Bozzoli, al Mercato Libero dei Grani e utilizzati come ingresso agli agenti di cambio. Contrariamente la zona commerciale circostante fu completamente demolita per lasciare spazio ai nuovi locali della Borsa Valori. L’area principale riservata alle contrattazioni, la Sala delle Grida, fu concepita come una piazza all’aperto e dotata delle più moderne innovazioni tecnologiche. Un principio cardine che venne osservato anche nelle successive opere di ristrutturazione. (Fig. Schema Palazzo Mezzanotte e Galleria Buffoni, Milano).

Le quotazioni dei 78 titoli ammessi alla Borsa di Milano apparivano su un enorme quadro luminoso elettrico, il più grande costruito in Italia a seguito di un concorso internazionale. Si trattava di un'installazione estremamente complessa di calamite, apparecchi ottici di proiezione e relais che veniva agevolmente manovrata da un solo operatore; le altre pareti erano costituite da colonne di segnalazione luminose numerate per chiamare gli agenti al proprio telefono.Tutto il comparto tecnologico riservato agli agenti di cambio comprendeva 200 posti a sedere e 120 scrivanie equipaggiate con numerose linee telefoniche per le comunicazioni con l’esterno. La quota complessiva dei servizi, inclusi quelli al pubblico, era di 300 cabine telefoniche e 800 apparecchi telefonici. Non furono trascurati nemmeno gli ascensori, fiore all’occhiello dell’avanguardia: furono i primi ad esecuzione automatica delle chiamate simultanee.

I piani superiori che s’innalzavano attorno al salone, furono destinati agli uffici del Comitato direttivo e delle altre istituzioni coinvolte nel funzionamento della Borsa. L’intero stabile era dotato di sistemi di riscaldamento e condizionamento funzionanti con acqua e vapore filtrati nei sotterranei.

I primi rilievi dell’area furono compiuti nel 1927 mentre il cantiere effettivo iniziò nell’agosto del 1929. Originariamente il progetto prevedeva, nella zona adiacente al Palazzo delle Borse, la realizzazione di una serie di nuovi complessi commerciali che consentissero un collegamento ottimale con i principali istituti di Piazza Cordusio: le Poste Italiane, la Banca d’Italia, i Tribunali e la Casa del Fascio progettata all’epoca accanto alla caserma di Sant’Ambrogio.

Nella fase iniziale, il nuovo piano regolatore definiva l’esproprio della maggior parte degli edifici nei pressi nella Piazza San Vittore a Teatro, per creare un quartiere degli affari organico e uniforme. L’ambizioso progetto rimase incompiuto assumendo il volto attuale di Piazza Affari.

Con l’istituzione della Consob e l’insediamento della sua sede milanese di fronte a Palazzo Mezzanotte la piazza, creata dopo l’inaugurazione del Palazzo nel 1932, divenne a tutti gli effetti il centro della vita finanziaria nazionale. (Fig. Schema urbanistico da Piazza Duomo a Piazza degli Affari).

La guerra non fu clemente: Palazzo Turati fu distrutto quasi interamente e la Borsa continuò la sua attività, seppur in misura drasticamente ridotta subendo ingenti danni all’edificio. Gli interventi di ricostruzione di Palazzo Turati furono curati dai Fratelli Castiglione ed apportarono significative modifiche anche al Palazzo delle Borse. Ciò permise alla Camera di Commercio di occupare l’edificio affacciato su Via Meravigli.

Negli anni Ottanta, a seguito dell’informatizzazione degli scambi, fu attuata una profonda ristrutturazione del Palazzo con l’intento di recuperare le funzioni operative, salvaguardando quelle storiche e culturali. Momentaneamente le contrattazioni furono spostate in una struttura provvisoria in Piazza degli Affari. Al termine dei lavori il palazzo divenne sede del Consiglio di Borsa, nuovo organo di autogoverno dei mercati che nel 1998 passò le consegne al nuovo gestore privato Borsa Italiana S.p.A.

Dopo aver ospitato per oltre cinquant’anni le negoziazioni alle grida, nel 2002 la Sala delle Grida e i locali della Borsa Valori, sono stati trasformati in un centro congressi multimediale avanguardistico. L’ultimo intervento di riqualificazione è stato diretto dall’architetto Alfonso Mercurio e il suo studio A.M. Architetti S.r.l.