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Elementi Architettonici

Teatro Romano

Durante gli scavi delle fondamenta di Palazzo Mezzanotte, furono rinvenute le rovine di un Teatro Romano risalente all’età imperiale. Il celebre teatro è ricordato dal Poeta Decimo Magno Ausonio, nel suo “Elogio a Milano” del IV secolo d.C e nella toponomastica della via San Vittore a Teatro e della Piazza omonima, oggi scomparsa. Nel corso dei secoli il teatro ricoprì un importante ruolo ricreativo ma anche istituzionale: ospitò le assemblee cittadine a partire dal XII secolo del Medioevo.

La presenza delle rovine era già nota, ma non lo era la loro vastità che impose la necessità di salvaguardare l’inestimabile ritrovamento archeologico. Nel febbraio del 1930 l’Associazione Nazionale “Atene e Roma” stabilì una serie di interventi per la tutela e la conservazione del Teatro.

Il progetto originario del palazzo fu rivoluzionato, apportando drastiche modifiche ai locali sotterranei. Innanzitutto ricavarono dei corridoi per consentire visite guidate al sito archeologico, prevedendo un ingresso riservato al pubblico in Via delle Orsole. Su stesse disposizioni dell’Architetto Paolo Mezzanotte responsabile dei lavori, si appose sul lato del palazzo “sul dado del piedistallo sottostante alla prima lesena a destra verso l’ingresso della Borsa Merci” una targa in marmo, tuttora visibile, raffigurante lo schema del teatro. Tutti i provvedimenti furono accolti dal Consiglio Provinciale dell’Economia, committente della costruzione del Palazzo delle Borse, ad eccezione di un punto panoramico sugli scavi.

Gli Scavi Romani fecero da cornice al ristorante con musica dal vivo “La Taverna del Ferraio”, creato nei locali sottostanti alla Sala delle Grida e a un albergo diurno. La sua conformazione riecheggiava quella del teatro, con ampie gradinate disposte ad anfiteatro e una galleria sopraelevata. Inizialmente concepito come ristorante aperto al pubblico e accessibile a tutte le borse dell’isolato, con il tempo il locale conquistò la scena musicale, ospitando concerti jazz. Tra gli anni ‘30 e ‘50 alla Taverna si esibirono i più celebri musicisti del panorama jazz italiano, trasformandola in jazz club esclusivo.

La tradizione musicale, è stata rivalutata e riscoperta negli ultimi anni, grazie alla rassegna jazz “Summernite” promossa da Palazzo Mezzanotte e dall’Associazione Viva il Jazz.

La Taverna del Ferraio fu impreziosita dalle decorazioni parietali, curate da Giò Ponti, direttore artistico della Richard Ginori negli anni Venti e Trenta. L’architetto scelse un rivestimento ceramico, già utilizzato in precedenza in diversi ambienti di rappresentanza, come l’atrio del Ministero delle Corporazioni a Roma. Il motivo proposto era di natura allegorica: erano raffigurate sei figure femminili, simboli dell’antico mercato dei Grani e dei Cereali e alberi stilizzati ornati con fiori, pesci e volatili che alludevano all’abbondanza e alla ricchezza. Temi giocosi alternati a spade, frecce e a fortezze conferivano gaiezza a un ambiente privo di luce naturale.

Gli elementi storici preesistenti nei locali sotterranei sono rimasti inalterati nei successivi interventi di ristrutturazione e fungono oggi da complemento d’arredo alle sale congressi e al bar. Le colonne di Giò Ponti si possono ammirare nelle Sale Convegni, mentre l’area scavi è stata valorizzata sostituendo la pavimentazione in legno originaria con lastre di vetro, che offrono una visuale panoramica sulle vestigia romane.

Il Velario

Dopo aver scritturato l’architetto-designer Giò Ponti, Paolo Mezzanotte si avvalse anche della collaborazione artistica del maestro vetraio Piero Chiesa per realizzare il velario delle costellazioni. In tal modo la luce naturale filtrava attraverso il velario, rischiarando la Sala delle Grida. Sfortunatamente l’opera di Chiesa, ispirata alla volta celeste, non sovrasta più il Parterre. Tuttavia durante l’intervento di riqualificazione delle sale è stata opportunamente sostituita da un’analoga struttura in vetro che ha mantenuto inalterate le peculiarità della ex Sala delle Grida.